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Appello Mediaset, per giudici Berlusconi gestiva diritti tv

MILANO (Reuters) – Secondo i giudici della seconda Corte d’Appello di Milano la gestione dei diritti televisivi e cinematografici di Mediaset faceva capo a Silvio Berlusconi anche quando egli rivestiva ruoli pubblici, nonostante non si occupasse della operatività giornaliera della società.

E’ quanto, di fatto, scrivono i magistrati nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 8 maggio hanno confermato la condanna dell’ex premier a quattro anni di reclusione – tre dei quali coperti da indulto – e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici per frode fiscale.

La sentenza è arrivata al termine del processo di secondo grado sulle presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv e cinematografici da parte di Mediaset.

“Era assolutamente ovvio che la gestione dei diritti, il principale costo sostenuto dal gruppo, fosse una questione strategica e quindi fosse di interesse della proprietà, di una proprietà che, appunto, rimaneva interessata e coinvolta nelle scelte gestionali, pur abbandonando l’operatività giornaliera”, si legge nelle motivazioni, ottenute da Reuters.

Definendo la pena inflitta a Berlusconi in Appello come “del tutto proporzionata alla gravità materiale dell’addebito e alla intensità del dolo dimostrato”, i giudici hanno spiegato inoltre perché hanno deciso di non concedere le attenuanti generiche a Berlusconi.

Il collegio infatti vede la gestione dei diritti tv come “un’operazione illecita, organizzata e portata a termine costituendo società e conti esteri a ciò dedicati, un sistema portato avanti per molti anni. Parallelo all’ordinaria gestione delle società e del gruppo. Sfruttando complicità interne (ed esterne) ad esso. Proseguito nonostante i ruoli pubblici assunti e condotto in posizione di assoluto vertice”.

BERLUSCONI: MOTIVAZIONI “DAVVERO SURREALI”

Definendo le motivazioni dei giudici “davvero surreali”, Berlusconi ha detto in una nota che “se vi è ancora un barlume di buonsenso sull’applicazione del diritto e sulla valutazione del fatto, questa sentenza non potrà che essere posta nel nulla riconoscendosi la mia assoluta innocenza”.

Secondo i giudici della Corte d’Appello la gestione dei diritti tv veniva effettuata da una “ristrettissima cerchia di persone […] che erano vicine, tanto da frequentarlo tutti personalmente, al sostanziale proprietario (rimasto certamente tale in tutti quegli anni) del gruppo, l’odierno imputato Berlusconi”.

Inoltre lo schema delle catene dei diritti tv era “del tutto incomprensibile dal punto di vista societario perché era evidente che non aveva senso alcuno acquistare a un determinato prezzo quel che si era già individuato come acquistabile, ed effettivamente acquistato, ad un prezzo molto minore”.

Il processo, iniziato nel 2006, ha per oggetto la compravendita dei diritti televisivi e cinematografici con società Usa per 470 milioni di euro che sarebbe stata effettuata da Fininvest – società di proprietà della famiglia dell’ex-premier e controllante di Mediaset – attraverso due società off-shore.

Per la procura, le major americane avrebbero venduto i diritti alle due società off-shore, le quali a loro volta li avrebbero poi rivenduti con una forte maggiorazione di prezzo a Mediaset allo scopo di aggirare il fisco italiano e creare fondi neri a disposizione di Berlusconi.

Tutti gli imputati hanno sempre negato ogni addebito e quando fu pronunciata la sentenza d’Appello uno dei legali di Berlusconi, il parlamentare Pdl Niccolò Ghedini, la criticò aspramente definendola “al di fuori di ogni logica”.

fonte: http://it.notizie.yahoo.com

Giovane ghanese clandestino uccide a picconate

Il bilancio finale di due ore di follia è quasi da attentato terroristico: un morto, due in fin di vita, altri due feriti e una sesta persona sfuggita per miracolo alla morte.
Un striscia di furore iniziata alle 4.30 e conclusa alle 6.35 quando finalmente i militari, allertati purtroppo con grande ritardo, sono riusciti a bloccare l’omicida, un africano di 31 anni che ha detto solo: «Ho fame».

Quartiere Niguarda, periferia nord di Milano, una tranquilla zona residenziale sviluppatasi attorno al grande ospedale edificato a fine degli anni Trenta. Sono le 4.30, il quartiere dorme ancora mentre per le strade si aggira un «mostro» armato di spranga. Incrocia Andrea Carfora, 23 anni, sta rientrando dopo una serata trascorsa con un amico. Gli si para davanti gli fa cenno con la mano di avvicinarsi. Poi appena a tiro gli sferra un colpo. Il ragazzo lo para con il braccio sinistro poi scappa. Fa il giro dell’isolato, vede che l’aggressore è sparito, si infila in casa e va a letto. Si sveglierà tre ore dopo dolorante e andrà in ospedale dove scoprirà di aver aperto una lunga lista di feriti.

Alle 5.15 tocca a Francesco Niro, 50 anni, operaio di rientro dal turno di notte, non sa chi e cosa l’abbia aggredito alle spalle, una botta in testa, cade a terra svenuto. Quando riprende conoscenza, torna a casa sanguinate, la moglie Antonella chiama il 118 che lo porta in ospedale. Poco dopo le 6 Antonio Marisco, 56 anni, esce per portare fuori il cane. Vede l’ africano, che nel frattempo ha cambiato arma, venirgli incontro con un piccone in mano, si insospettisce e quando nota che, appena superato, questi si gira. Lui si infila a razzo nel portone. Salvo per caso. Come è salvo per caso quel signore che ieri in piazza raccontava come lui a quell’ora sia solito farsi un giro in bicicletta: ieri ha forato ed è rimasto a casa. Alle 6.22 portava a spasso il cane anche Ermanno Masini, 64 anni, pensionato. Non fa in tempo ad accorgersi di nulla e viene colpito alla testa. Raccolto in coma, viene ricoverato in prognosi riservata.

Non aveva sonno Alessandro Carole, 40 anni, forse anche perché è disoccupato e non riesce a trovare lavoro. Saluta la mamma, appena rimasta vedova, «Vado a prendere un caffè» e appena in strada incontra la morte. Su di lui l’africano si accanisce con particolare ferocia, dopo il primo colpo che lo fa stramazzare a terra, ne sferra altri 4, alla testa e all’addome. Portato d’urgenza in ospedale, verrà dichiarato morto alle 8.32. Stessa sorte appena cinque minuti dopo per Daniele Carella, 21 anni. A differenza degli altri, tutti colpiti sotto casa, lui viene da Quarto Oggiaro, qualche chilometro più a ovest. Ha accompagnato il padre che distribuisce giornali alle edicole. Anche per lui una gragnuola di colpi a tradimento, sferrati con tanto foga da spezzare il manico del piccone. È più grave di Masini, le sue condizioni sono disperate.

Solo a quel punto arriva finalmente una chiamata al 112, un passante segnale «Un giovane dalle pelle nera con un’ascia in mano». Alle 6.28 viene diramato l’allarme agli equipaggi, alle 6.35 l’uomo viene individuato. Vendendosi braccato, scaglia il piccone contro i militari poi tenta una fuga disperata. Viene raggiunto e immobilizzato, nonostante si dibatta come un forsennato. Portato al comando provinciale di via Moscova, ha lo sguardo allucinato, ma non sembrerebbe in preda ad alcol o droghe. Non parla italiano, provano con l’inglese, ottenendo qualche risposta confusa. Si riesce solo a capire «dormo per strada» e «ho fame».

Inutile chiedergli perché lo abbia fatto. Dalle impronte digitali si risale ad Adam Mada Kabobo, nato in Ghana nel 1982, sbarcato in Italia, Puglia per la precisione, nell’estate 2011, dove chiede asilo. Rinchiuso al Centro accoglienza richiedenti asilo di Bari, il 1° agosto partecipa a una rivolta e finisce in carcere. Ottenuta la libertà ricompare a Foggia dove viene nuovamente arrestato per una rapina. In galera distrugge un televisore, non è tipo tranquillo, poi però viene scarcerato il 17 febbraio 2012. Nel frattempo la sua richiesta d’asilo viene respinta, lui fa ricorso e per questo non può essere espulso. Ricompare a Milano dove viene fermato e controllato il 15 aprile di quest’anno. Poi più nulla, fino a ieri mattina.

fonte: http://www.ilgiornale.it

Roberta Lombardi precisa: “Napolitano vuol godersi i nipoti” e scattano titoloni dei giornali e offese sul web.

Mai detto che deve fare il nonno” precisa la capogruppo alla Camera per il M5S Roberta Lombardi.

Alcuni media citavano la grillina definendola irrispettosa nei confronti del capo dello stato.
Il tutto parte da questo:
Da quello che ho visto del presidente dagli incontri che abbiamo avuto, penso che lui abbia bisogno e diritto a godersi la sua vecchiaia, per fare il nonno; ha 87 anni, per carità, lui ha fatto quello che doveva fare, ma lasciamo queste persone andare alla loro vita. Ne abbiamo parlato, lui pure l’ha detto che vorrebbe dedicarsi alla sua famiglia e godersi la sua vecchiaia“. Così la capogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle ha risposto alla domanda su come vederebbe un rinnovo dell’incarico di presidente della Repubblica a Giorgio Napolitano.

Bisognerebbe sentir il tono e vedere lo sguardo della diretta interessata per potersi fare un’opinione che abbia qualche fondamenta. Dal sito del corriere si può ascoltare le esatte parole della lombardi (clicca qui per ascoltare le parole di roberta lombardi sul presidente Napolitano).

Ma ecco il servizio di Rai3 che parla di una Lombardi che “pare valutare l’offesa al presidente della Repubblica delle sue parole“. In effetti, ascoltando l’audio, non c’è molto spazio per travisare il contenuto della risposta ma resta pur vero che le parole possono essere interpretate e/o intese in diversi modi.

Sul profilo Facebook della “cittadina” Lombardi piovono puntualmente offese e disprezzo da parte di coloro che ritengono sia opportuno maggior rispetto per il presidente della Repubblica. Dall’altra parte altri che invece incoraggiano la stessa Lombardi a continuare per la stessa strada e aggiungendo, a loro volta, offese gratuite al nostro presidente dellla Repubblica.
Ed è la stessa Lombardi che dalla sua bacheca cerca di spiegare la verità delle cose con questo post:

“Il mio intervento su “La Cosa” in relazione alle notizie diffuse oggi riguardo una mia presunta affermazione irriverente sul Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Vi riporto la versione del Tg3 per confronto. http://youtu.be/UtqsKFhZjmQ
La verità in rete viene sempre a galla.”

Assieme a questo post aggiunge quindi la sua risposta su “La Cosa”

Dal video su “La Cosa” si può notare come la stampa viene nuovamente criticata negativamente mentre la trasparenza del M5S viene lodata. L’informazione vera sembra essere un’esclusiva del Movimento Cinque Stelle. Il fatto che la Lombardi faccia un video per Youtube e poi lo posti sulla sua bacheca Facebook affermando che questa è la verità fa comunque, secondo noi, sorridere non poco. Proprio quel “La verità in rete viene sempre a galla.” alla fine del post sembra affermare senza mezzi termini che la verità espressa dal M5S è quella genuina e a cui bisogna per forza credere ciecamente. In realtà si tratta semplicemente della propria versione dei fatti, niente di più e niente di meno.

Che spesso si abbia la tendenza di voler leggere tra le righe è risaputo quindi la scelta delle parole usate da un parlamentare è sempre importante. Bisogna inoltre non dimenticare che le dichiarazioni rilasciate dalla Lombardi non sono solo quelle di una semplice cittadina ma anche quelle di una parlamentare che ricopre un ruolo importante. La mancata esperienza in comunicazione e ingenuità da parte dei parlamentari stellati potrebbe essere la causa per cui Casaleggio e lo stesso Grillo impongono ai loro seguaci di non parlare alla stampa… forse per non esporsi troppo e/o per evitare eventuali figuracce.

Sembra, inoltre, aumentare l’idea che la Lombardi troppo arrogante e abbia un modo di fare saccente che la rende antipatica… tali critiche sembrano sempre più consistenti anche tra gli stessi elettori del M5S 8o presunti tali).
Bisogna pur sempre ricordare che quasi il 75% degli elettori non ha votato il Movimento Cinque Stelle e che i parlamentari grillini non hanno esperienze e sono alle prime armi. Non avendo ancora concretamente dimostrato alcuna capacità reale con fatti concreti auspichiamo, essendo loro, per stessa ammissione, dei semplici cittadini, maggiore umiltà… tutto a favore per rendersi più amati e magari guadagnare più supporto alla loro causa.

 

Fonte: movimentocinquepalle.com

Capogruppo movimento 5 stelle al parlamento non voteranno la fiducia.

crimi-lombardi-agloco-italiaQualora il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, indicasse un nome diverso da quello di Pier Luigi Bersani per guidare il nuovo esecutivo partirebbe un nuovo iter.

Lo ha detto il capogruppo del Movimento 5 Stelle Vito Crimi dopo aver ribadito che non voterà la fiducia a un esecutivo guidato dal leader del Pd Bersani, correggendo una sua precedente dichiarazione che era stata letta dai cronisti come un’apertura a un nome “non del Pd”.

Il ministro Terzi si dimette a causa dei Marò rispediti in India!

Il ministro degli Esteri Giulio Terzi, riferendo in Parlamento sulla vicenda dei marò accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati, ha annunciato le proprie dimissioni in dissenso con la decisione del governo di Mario Monti di rimandare i due fucilieri in India.

“Avevo posto serie riserve alla repentina decisione su un loro ritrasferimento in India. La mia voce, me ne rammarico profondamente, è rimasta inascoltata”, ha detto Terzi prima di annunciare le dimissioni.

“Non posso più far parte di questo governo”, è stata la conclusione del ministro davanti ai deputati.

Un paio di ore dopo la reazione di Monti che dice di essere stato all’oscuro dell’intenzione del suo ministro nonostante lo avesse incontrato in mattinata per parlare dell’argomento.

[corner-ad id=1]”Ho preso atto con stupore della dichiarazione del ministro degli Affari esteri Giulio Terzi di Sant’Agata resa alla Camera dei deputati nella quale ha annunciato le sue dimissioni. Tali dimissioni non mi erano state preannunciate, benché in mattinata si fosse tenuta presso la Presidenza del Consiglio, con la mia partecipazione, una riunione di lavoro con i ministri Terzi e Di Paola per la messa a punto dell’informativa del Governo“, dice Monti nella nota annunciando che domani riferirà in aula sulla vicenda.

Salvatore Girone e Massimiliano Latorre sono rientrati in India la scorsa settimana, accompagnati dal sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura. Un’azione che ha provocato forti polemiche e critiche all’esecutivo.

Le autorità indiane avevano reagito con forza all’annuncio del mancato rientro dei fucilieri, disponendo anche che l’ambasciatore italiano Daniele Mancini non lasciasse l’India.

La mossa italiana di non rinviare Girone e Latorre in India dopo la licenza accordata per votare in Italia aveva esposto la debole coalizione guidata da Singh a duri attacchi dell’opposizione che aveva accusato il premier di essere troppo morbido o addirittura colluso con le autorità italiane.

La stessa Sonia Gandhi, la leader del Partito del Congresso, di origini italiane, aveva accusato l’Italia di “tradimento”.

 

fonte: http://it.notizie.yahoo.com

Berlusconi ha paura di attentati e gli italiani hanno paura di lui

Silvio Berlusconi ha deciso che non terrà comizi in piazza durante la campagna elettorale per il timore di attentati.

E’ stato lui stesso ad annunciarlo nel corso della registrazione di un’intervista televisiva.

C’è forte preoccupazione da parte di certe autorità nei miei confronti“, ha detto Berlusconi durante l’intervista a Italia 7.

Mi hanno pregato di non andare a fare discorsi nelle piazze: lei sa che ci fu un tenativo di uccidermi, e adesso con l’odio che circola a piene mani mi è stata espressa, da coloro che hanno la responsabilità della mia scorta, questa preoccupazione“, ha detto il presidente del Pdl rispondendo all’intervistatore.

Il 13 dicembre del 2009 Berlusconi rimase ferito al volto in seguito al lancio di un pesante souvenir da parte di un contestatore, attentatore che poi fu perdonato pubblicamente dal Cavaliere mesi dopo.

Se poi deciderò definitivamente di recarmi nelle varie Regioni, mi è stato suggerito di fare interventi pubblici in teatri o in palazzi dei congressi“, ha aggiunto.

Quando un politico deve aver paura di attentati perchè nei suoi confronti c’è tanto odio è ora che lasci la politica o che comunque non si candidi!

Berlusca! Se gli italiani non ti vogliono VATTENE!

Euro2012: Prandelli “Spagna, la squadra più forte al mondo”

Prandelli e Balotelli a Euro 2012

Prandelli e Balotelli a Euro 2012

“La Spagna è la migliore al mondo, l’ha dimostrato in questi anni mantenendo le proprie caratteristiche, ho sempre detto che è la squadra da battere”. Non ha dubbi il ct azzurro Cesare Prandelli nella conferenza stampa alla vigilia della finalissima di Euro 2012, che vedrà l’Italia opposta agli spagnoli Domenica sera alle 20:45 a Kiev.

LA LETTERA DI NAPOLITANO - L’allenatore dell’Italia ha aperto il classico incontro con i media commentando la lettera ricevuta dal presidente Napolitano. “Con molta emozione l’ho letta e ho trovato come sempre parole importanti per noi e non vedo l’ora di leggerle ai giocatori. Napolitano ha parlato di affiatamento tra vecchio e nuovo, di idea vincente e di spirito di squadra: un po’ quello che vorrebbe trasmettere lui alla Nazione così come sta facendo. Sentiamo la vicinanza del Presidente, come quando è venuto a vedere la [partita d’esordio del torneo contro la] Spagna. Lui ha avuto fiducia in noi sin dal primo momento”.

LA CRESCITA DI CASSANO – Prandelli quindi ha commentato la crescita di rendimento di Antonio Cassano, rientrato proprio all’ultimo momento prima dell’inizio di Euro 2012 a seguito del suo intervento al cuore. “Sorpreso per il recupero di Cassano dopo l’operazione? No, perché abbiamo capito che aveva una grande determinazione per essere protagonista a questi Europei. Non penso che dopo la malattia abbia migliorato le sue condizioni, ma credo che sia stata più la nascita del figlio, quindi la responsabilità di un padre”.

ITALIA-SPAGNA, QUESTIONE DI POSSESSO - “La Spagna non è solo possesso palla, hanno anche grande capacità di riconquistare palla lontano dalla propria porta: è una squadra che riesce sempre ad accorciare con grande tempismo”. Cosi’ Prandelli ha spiegato quindi le caratteristiche della squadra iberica. “Noi dovremo essere bravi nei momenti giusti per avere superiorità numerica in certe zone del campo. Non siamo così presuntuosi dal dire che faremo partita dal primo all’ultimo, ma abbiamo consapevolezza nel dire che faremo la partita quando gli avversari ce lo permetteranno”. A chi gli ha chiesto poi di parlare del cambio di mentalità dal catenaccio al possesso palla, Prandelli ha detto che “sin dalle partite di qualificazione abbiamo sempre cercato di esaltare le qualità dei nostri giocatori. Magari rischiamo qualcosa, ma in due anni di allenamento palloni alti non se ne sono mai visti. Dobbiamo continuare così, è una starda difficile, ma potrà essere vincente”.

AZZURRI CON LA DIFESA A QUATTRO - “Mi auguro di poter fare una gara propositiva – prosegue Prandelli -, dove il primo obiettivo è quello di chiudere gli spazi per poter riconquistare palla: dove cercheremo di farlo dipenderà dall’atteggiamento della Spagna. L’importante per noi è mantenere la concentrazione per l’obiettivo e cioè chiudere gli spazi soprattutto centralmente”. Il ct ha escluso poi di poter cominciare la gara con la difesa a tre come avvenuto nel primo match contro la Spagna. “Tre dietro? No, abbiamo mantenuto un certo equilibrio, abbiamo capito che possiamo metterci anche durante la gara con quel sistema di gioco”.

SPAGNA, NON DIPENDE DAL “FALSO 9″ – Il ct azzurro torna poi sull’atteggiamento tattico dell’avversario, visto che la Spagna lungo l’arco del torneo ha giocato con e senza attaccante centrale. “Mi aspetto la solita Spagna coraggiosa che sappia palleggiare e accorciare – ha sottolineato Prandelli -. I numeri sono importanti: è una delle squadre che ha subito meno gol in assoluto. Se non mette la punta centrale attacca la profondità, fanno un calcio moderno che a me piace molto, dobbiamo sapere leggere situazione dopo situazione con tranquillità”.